Borthwick – Dall’India… Con amore (per la terra)

altriSuoniApril 28th, 2010, SoundContest Magazine Interview
Redattore: Maurizio Spennato
[Tranlation in English below]

Sound Contest: Ciao Ramona, grazie per aver accettato la nostra intervista per i lettori di Sound Contest. C’e’ qualcosa di nuovo – aria nuova – in questo tuo ultimo CD, One Of Us… una palpabile maturazione delle tue composizioni…

Ramona Borthwick: Grazie a voi. E’ stato molto piacevole scrivere questa musica, ed io sono sempre impaziente di riascoltare i risultati delle registrazioni con la band in studio. Parlando poi di maturita’ – spero che sia una buona cosa (ride) – immagino che il trascorrere del tempo mi abbia rilassato nell’accettare il jazz come un approccio piuttosto che uno specifico genere o stile. E’ come essere autorizzati ad infondere idee da frontiere esterne al jazz, le cui possibilita’ possono essere illimitate. La musica del nuovo CD e scritta per un quintetto, ma richiederebbe un numero maggiore degli strumenti per suonarla, quindi e’ l’uso della voce e delle sovrapposizioni di diverse parti di tromba e chitarra che a volte fanno suonare il quintetto, per cosi’ dire, come una “piccola big band”.

S.C.: Nelle tue formazioni c’e’ sempre la presenza di qualche artista particolarmente talentuoso, come Esperanza Spalding in A New Leaf, ed ora, in questo One Of Us, la giovane trombettista canadese Ingrid Jensen … quali sono le caratteristiche che ti colpiscono di piu’ quando cerchi dei collaboratori?

R.B.: Penso che nella scelta dei musicisti per la registrazione di un progetto siano certamente implicate una complessita’ di considerazioni opposte a quelle per la scelta di musicisti per suonare live. Nel mio caso, sebbene mi piacerebbe registrare con una band attiva – una che suoni e che partecipi molto assieme – questo non e’ mai stato possibile per me, a causa di varie difficolta’ logistiche nel tentare di mantenere un gruppo fisso. Penso che questo mi induca a scegliere di lavorare con alcuni musicisti di prim’ordine anche se provenienti da luoghi lontani dalla mia area geografica – per esempio, Johannes, Adam e Ingrid che vengono da New York – quindi abbiamo scelto di viaggiare e registrare la. Questo fa la differenza, perche’ i singoli musicisti registrano con la padronanza e l’apertura mentale nei riguardi delle diversita’ musicali, in un processo creativo non egoistico. Raccogliere il meglio delle loro personalita’ musicali e’ un grosso passo avanti nel conformare le dinamiche musicali e l’unicita’ del progetto. In questo senso, il contributo di Ingrid e Noel e’ stato esemplare. Avere musicisti di questo calibro a suonare la mia musica e’ una gioia; io scrivo la musica, ma e’ la band che crea tutta l’emozione con la propria interpretazione di essa.

S.C.: … in effetti uno di essi, che tu hai gia’ citato, e’ un personaggio quasi scontato… parlo di tuo marito Noel… Qual’e e quant’e’ importante il suo contributo nei tuoi progetti?

R.B.: Davvero tanto, inestimabile! Oltretutto, per il fatto che noi abbiamo suonato assieme per anni, egli e’ la mia cassa di risonanza per le nuove idee, consigliere e produttore audio-tecnologico. E’ stato anche mixer e ingegnere del suono in One Of Us. Se uno e’ cosi’ profondamente coinvolto nella musica come noi siamo, va lontano con onesta’, ed il suo supporto e’ inestimabile. Io penso di poter dire certamente che veramente approfitto molto dei suoi servizi! (ride)

S.C.: Altro elemento importante che spesso ricorre nelle tue composizioni e’ l’aspetto vocale e corale …

R.B.:
Cosi’ sembra, non e’ vero? Non e’ intenzionale, dato che immagino nella mia mente le parti vocali per ssere suonate con strumenti a fiato, ottoni. Quando poi lavoro senza usare gli strumenti, di solito, ricorro all’uso della mia voce. Per essere onesta, non prendo mai il canto o il vocalese seriamente, non ho una formazione specifica in quest’area, ma quando riascolto le registrazioni, non mi sembra una cattiva idea aggiungere qualche voce. E questo fa improvvisamente di me una cantante molto speciale, cosicche’ il pubblico non si perda questo mio ulteriore contributo alla musica… (ride).

S.C.: Oltre l’elemento vocale e la partecipazionedei tuoi collaboratori, quali altri elementi, fatti, o avvenimenti ispirano o influenzano le tue composizioni? Come nasce una tua composizione?

R.B.: Confesso che gran parte delle mie ispirazioni arrivano tentando di catturare o di richiamare forze piu’ grandi di me, come la Natura. Per esempio la bellezza dell’alba e’ come senza tempo, sono sicura che potrei
continuare a scrivere diverse armonie ispirate da essa ma sotto nomi diversi (ride). Non e’ una sorpresa che questa sia una caratteristica rappresentativa di quella che piu’ fortemente mi influenza, la corrente musicale della ECM music. E indubbiamente, il programma musicale attraverso cui sono passata negli anni scorsi, si riferisce sempre ad un’idea, ad una storia. Nella mia infanzia e nei miei primi vent’anni ho studiato musica classica e sono cresciuta nelle chiese Cristiane, inni ed armonie corali erano una dieta fissa. In contrasto c’era la musica che mio padre scriveva per i film, un mix di folk e musica classica indiana, mixata con arrangiamenti Bollywoodiani chiassosi e stradaioli. Scrivere musica e’ qualcosa a cui veramente tengo, a volte e’ quello che trovo piu’ divertente fare piuttosto che suonarla veramente! Non so valutare quanto sia lunga o remota l’idea che mi prendera’, ma appena le prime note sono scritte, si prospetta sempre qualcosa di nuovo; e’ un po’ come essere un turista, che passeggia in una citta’ sconosciuta e gode dell’emozione di non sapere esattamente cosa ci sia dietro l’angolo o dove il suo cammino lo potra’ portare. Io sono sempre al piano, in modo da poter cantare qualcosa ed armonizzare al tempo stesso. E cosi, all’inizio, matita e carta, la buona vecchia via. Segue poi la ricerca di un equilibrio estetico, tra la pienezza dei suoni e l’eliminazione del superfluo, in un processo di costante affinamento. Questo e’ di particolare importanza nel caso in cui l’armonia sia registrata e quindi possa essere riascoltata ripetutamente. Ci potrebbe essere una certa pesantezza nello scrivere qualcosa che portasse l’ascoltatore, a volte, a tornare indietro ad ascoltare nuovamente. In definitiva, c’e’ a volte una ricerca spirituale nello scrivere, la necessita’  di fare bene o di creare una specie di guarigione nella musica. Ed io lo faccio come un divertimento, come se, mentre io scrivo, accadesse qualcosa di interessante o di divertente, che mi fa sorridere e sentire bene; penso che quello che io scrivo potrebbe forse far sorridere qualcun altro.

S.C.: In ultimo, quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

R.B.: Per il momento non sto guardando troppo avanti. One Of Us continua ad andare per radio e sulle riviste, e quindi io continuero’ per un po’ a promuovere il CD. Una delle cose piu’ importanti per me quest’anno e’ dedicare molto piu’ tempo del solito per lo sviluppo della mia musica, suonare piu’ che posso dal vivo e, in definitiva, scrivere piu’ musica che spero possa essere pubblicata al piu’ presto!

S.C.:
Grazie, Ramona, ed auguri dunque per i tuoi progetti futuri.

R.B.: Thank you Maurizio.

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(Translation in English follows)

Sound Contest: Hallo Ramona, thank you for agree our interview for Sound Contest readers. There is something new – a new fresh air – in this your last CD, One Of Us… a palpable maturation in your compositions…

Ramona Borthwick: Thank you. It was so much fun writing this music, I couldn’t wait to hear the results with the band in the studio. Speaking of maturity – and I’m hoping that’s a good thing (laughs) – I guess getting older has relaxed me into accepting jazz as an approach rather than as a specific genre or style. It’s about permitting one license to infuse ideas from outside jazz’s boundaries, the possibilities of which can be limitless. The new CD has music that was written for a quintet, but it demands more than the number of instruments present to play it, hence the use of voice, and overlaying of multi-parts by horn & guitar which sometimes makes the quintet sound like a ‘little big band’ so to speak.

S.C.: Always, in your bands, is present some  particularly talented young artist, like Esperanza Spalding in A New Leaf, and now, in One Of Us, the young Canadian trumpeter Ingrid Jensen… what are the peculiarity you prefer when you select your collaborators?

R.B.: I think there is certainly an amount deliberation involved when choosing musicians for a recording project as opposed to choosing musicians to play with live. In my case, although I would love to record with a working band – one that plays and performs a lot together, it hasn’t been an option for me on account of various logistics involved in trying to maintain a steady group. I guess, this allowed me to consider working with some stellar musicians from outside of my geographical area – for example, Johannes, Adam & Ingrid were based in New York, so we chose to travel and record there. It makes a difference when the musicians one records with possess openness to diversity within music and that the process of creation is without ego. Harvesting the best in their musical personalities goes a long way in shaping the dynamics in the music and uniqueness of the project. In that sense, Ingrid & Noel’s contribution was exemplary. Having musicians of this caliber play my music is a treat – I did write the music, but it is the band that is creating all the excitement through their interpretation of it.

S.C.: … but one of them is apparently foregone, I’m talking about Noel… What, and how important is his contribution in your projects?

R.B.: So far, invaluable! Besides the fact that we’ve been playing together for years, he is my sounding board for new ideas, audio-tech advisor and producer. He also was the mix engineer for ‘One Of Us’. If one is as deeply involved in music as we are, honesty goes a long way, and his supportive input has been invaluable. I think it is safe to say that I really make use of his services. (laughs)

S.C.: Another important component, frequently occurring in your compositions is the vocal and choral …

R.B.: It seems to be that way, doesn’t it? It isn’t intentional since the vocal parts are imagined to be played with wind or brass in mind. When I run out of instruments to work with I usually resort to using my voice. To be honest, I never did take singing or vocalese seriously –I have no formal training in this area, but when I listen back to the recordings, adding voice wasn’t such a bad idea. And it has suddenly made me a singer, which is okay, as long as people don’t miss my other contributions to the music. (laughs).

S.C.: What elements, facts or events inspire or influence your composition? How are your compositions conceived?

R.B.: I confess that a lot of my inspiration comes from trying to capture or reference forces bigger than myself – such as nature. For example the beauty of dawn is so timeless, I’m sure I will continue to write several tunes inspired by this but under different names (laughs). It’s no surprise that this is a hallmark feature of one my strongest influences –ECM music. And of course, program music through the ages past that referenced an idea or story. I studied classical music through my childhood into my early twenties, and growing up in the Christian church, hymns and choral harmony were a staple diet. In contrast was the music that my father wrote for films, which was a mix of folk and Indian classical music mixed with rambunctious, street-wise Bollywood scoring.

Writing music is something I really cherish– sometimes it’s what I have more fun doing than actually playing it! I have no estimate of how long or far the idea will take me, but as the notes get penciled in, something new always suggests itself, so it’s a bit like a tourist taking a walk in a new town, enjoying the thrill of not knowing exactly what is around the corner or what the walk will reveal. I’m always at the piano, that way I can sing something and harmonize at the same time. And yes, pencil and paper initially- the old fashioned way. An aesthetic balance between filling out the sound and eliminating unnecessary noise is a constant process during the editing process. This is of particular relevance in the event that the tune is recorded since it should bear repeated listening. There should be some gravity in the writing that gives the listener something new every time he comes back to listen to it.

There’s definitely a spiritual quest somewhere in the writing, the urge to do good or create some sort of healing in the music. And I do like to have fun, so if I’m writing and something happens that’s interesting or humorous, that makes me laugh and feel good, I think I’ll write that in and maybe it will make other people smile.

S.C.: Lastly, what are your projects for near future?

R.B.: I’m not thinking too far down the road at the moment. ‘One Of Us’ continues to get radio play and reviews so I will continue promoting the CD for a while. One of the most important things for me this year is to make more time than usual for my own musical development, play as much as I can live, and definitely write more music which I trust will be released sooner than later!

S.C.: Thanks, Ramona, and best wishes for your future projects.

R.B.: Thank you Maurizio.

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